- Non sono un criceto, evita di fare versi indecifrabili per attirare la mia attenzione.
- Non fare troppo affidamento sui luoghi comuni: a me non piace essere paragonata al sole, alle stelle, ai diamanti o a qualsiasi altra cosa che sbrilluccichi.
- So già di essere meravigliosa, non occorre che continui a ribadirmelo in ogni tua frase.
- Se ti dico che non mi interessi, non sto facendo strani giochetti psicologici per farmi desiderare. Non mi interessi davvero.
- Frasi come "Il destino ha voluto farci incontrare" suonano bene nei film. Solo nei film.
- Hai mai sentito parlare di spazio personale? Conserva una distanza fisica di almeno 50cm dalla mia persona e non pensare nemmeno di sfiorarmi.
- Non sono stupida come sembro: se cerchi di saltarmi addosso e poi, quando hai capito che non ci sto, diventi improvvisamente zuccherosissimo e sei interessato a parlare con me e a scoprire cosa c'è aldilà dell'apparenza, è naturale che io dubiti della tua sincerità.
- Sproloquiare a vanvera su temi apparentemente filosofici non ti farà sembrare più profondo e, anche se lo facesse, non credere che ci starò con te solo per questo.
- Se ti vesti meglio di me, tra noi non può funzionare.
- Nel dubbio, non provarci affatto, rischi di piacermi molto di più se non lo fai.
Visualizzazione post con etichetta Sconosciuti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sconosciuti. Mostra tutti i post
venerdì 13 luglio 2012
I 10 comandamenti
Tu che ci provi...
Categories
Amore,
Regole di vita,
Sconosciuti
lunedì 9 luglio 2012
Stranezze
Per questioni lavorative, di vita sociale, di tempo atmosferico, di asparagi e di immortalità dell'anima, mi ritrovo spesso a vagabondare per il mondo chiedendo ospitalità per la notte a persone più o meno sconosciute.
Lo so che penserete che io sia un po' strana (cosa che finora non avete mai pensato, naturalmente), ma devo ammettere di avere una passione sfrenata per i frigoriferi altrui. Li considero luoghi così pittoreschi. Lascio in eredità a voi e ai posteri la mia personalissima classifica dei tre migliori frigoriferi che ho visitato.
Terzo classificato
Questo frigorifero, che non ho modo di vedere molto spesso, essendo quello di casa mia, è un luogo straordinario. Per qualche bizzarra anomalia cosmica si presenta perennemente vuoto, con al suo interno soltanto qualche fogliolina di salvia e, a random, barattoli di sale o di caffè.
Secondo classificato
Dopo una festa nei pressi di Paesino-sperduto-in-mezzo-ai-boschi, dormiamo tutti a casa di un'amica che abita da quelle parti. Non riesco a resistere alla tentazione di sbirciare nel suo frigo. Se possibile, è ancora più vuoto di quello di casa mia. L'unico oggetto che contiene, infatti, è una caraffa piena d'acqua.
Mi accorgo dunque di avere sete, cosa che fino a quel momento non avevo constatato. Recupero un bicchiere e appoggio la caraffa sul tavolo. Noto che nell'acqua galleggiano microscopici pezzettini di quella che sembra essere muffa. Deduco che la mancanza di sonno mi stia provocando allucinazioni visive e me ne torno a letto, rinunciando all'idea di dissetarmi.
La mattina dopo, al mio risveglio, tutti i presenti sono riuniti intorno alla tavolo e farfugliano meravigliati. Mi chiedo cosa stia succedendo.
Scopro che sono tutti radunati intorno al tavolo in contemplazione della muffa nell'acqua.
Io credevo che fosse impossibile che si formasse la muffa in quelle condizioni. Non riusciremo mai a risolvere il mistero.
Primo classificato
Apro il frigo a casa di un amico. Al suo interno, solo un ferro da stiro.
Lo so che penserete che io sia un po' strana (cosa che finora non avete mai pensato, naturalmente), ma devo ammettere di avere una passione sfrenata per i frigoriferi altrui. Li considero luoghi così pittoreschi. Lascio in eredità a voi e ai posteri la mia personalissima classifica dei tre migliori frigoriferi che ho visitato.
Terzo classificato
Questo frigorifero, che non ho modo di vedere molto spesso, essendo quello di casa mia, è un luogo straordinario. Per qualche bizzarra anomalia cosmica si presenta perennemente vuoto, con al suo interno soltanto qualche fogliolina di salvia e, a random, barattoli di sale o di caffè.
Secondo classificato
Dopo una festa nei pressi di Paesino-sperduto-in-mezzo-ai-boschi, dormiamo tutti a casa di un'amica che abita da quelle parti. Non riesco a resistere alla tentazione di sbirciare nel suo frigo. Se possibile, è ancora più vuoto di quello di casa mia. L'unico oggetto che contiene, infatti, è una caraffa piena d'acqua.
Mi accorgo dunque di avere sete, cosa che fino a quel momento non avevo constatato. Recupero un bicchiere e appoggio la caraffa sul tavolo. Noto che nell'acqua galleggiano microscopici pezzettini di quella che sembra essere muffa. Deduco che la mancanza di sonno mi stia provocando allucinazioni visive e me ne torno a letto, rinunciando all'idea di dissetarmi.
La mattina dopo, al mio risveglio, tutti i presenti sono riuniti intorno alla tavolo e farfugliano meravigliati. Mi chiedo cosa stia succedendo.
Scopro che sono tutti radunati intorno al tavolo in contemplazione della muffa nell'acqua.
Io credevo che fosse impossibile che si formasse la muffa in quelle condizioni. Non riusciremo mai a risolvere il mistero.
Primo classificato
Apro il frigo a casa di un amico. Al suo interno, solo un ferro da stiro.
Categories
I'm watching you,
Sconosciuti,
Vizi
giovedì 21 giugno 2012
Film mentali
Svegliandomi la mattina ritrovo sul mio cellulare un SMS da un ragazzo conosciuto così tanto tempo fa che non ricordavo nemmeno di avere il suo numero. Da quando ci conosciamo ci siamo visti non più di tre volte al massimo, per cui, incontrandolo ad una festa la sera prima, faticavo a riconoscerlo.
Riporto in seguito lo scambio di messaggi (con le debite correzioni grammaticali, ortografiche e senza tutte quelle x, quelle k e tutti quei segni d'interpunzione in esubero), perché credo che il mondo abbia diritto di sapere.
- Ho visto come mi guardavi ieri sera alla festa. Peccato che ci fosse la mia ragazza, altrimenti...
- Non vorrei deluderti, ma ti fissavo perché stavo cercando di capire chi fossi. Non ti avevo riconosciuto.
- Dai che se non ci fosse stata la mia donna saresti venuta con me.
- Ehmmm... Certo, di corsa.
- Sì, è così.
- Da cosa l'hai dedotto, esattamente?
- Da come mi hai salutato.
- Mi sono leccata le labbra e accarezzata i capezzoli?
- No, ma avevi quello sguardo.
- Ti stai facendo un po' troppi film mentali.
- Ho solo detto che per me è così, poi se non lo è, pazienza.
- Va bene... La verità è che ti sarei saltata addosso.
- Veramente?
- No, sto scherzando.
- No, non scherzi.
- Sì, invece.
- Ho detto di no. Tu mi saresti saltata addosso e basta. Argomento chiuso.
- Come dici tu.
Riporto in seguito lo scambio di messaggi (con le debite correzioni grammaticali, ortografiche e senza tutte quelle x, quelle k e tutti quei segni d'interpunzione in esubero), perché credo che il mondo abbia diritto di sapere.
- Ho visto come mi guardavi ieri sera alla festa. Peccato che ci fosse la mia ragazza, altrimenti...
- Non vorrei deluderti, ma ti fissavo perché stavo cercando di capire chi fossi. Non ti avevo riconosciuto.
- Dai che se non ci fosse stata la mia donna saresti venuta con me.
- Ehmmm... Certo, di corsa.
- Sì, è così.
- Da cosa l'hai dedotto, esattamente?
- Da come mi hai salutato.
- Mi sono leccata le labbra e accarezzata i capezzoli?
- No, ma avevi quello sguardo.
- Ti stai facendo un po' troppi film mentali.
- Ho solo detto che per me è così, poi se non lo è, pazienza.
- Va bene... La verità è che ti sarei saltata addosso.
- Veramente?
- No, sto scherzando.
- No, non scherzi.
- Sì, invece.
- Ho detto di no. Tu mi saresti saltata addosso e basta. Argomento chiuso.
- Come dici tu.
Categories
Dialoghi,
Sconosciuti,
SMS
giovedì 7 giugno 2012
Dialoghi silenziosi
Avvertenze: Prima di iniziare a leggere questo post siete pregati di munirvi di cuffie o altoparlanti e di alzare il volume della meravigliosa canzone che trovate qui sotto, altrimenti rischia di scemare tutta la poesia. Vi avvertiamo, è fortemente contagiosa e non rispondiamo per eventuali crisi deliranti - vostre o di chi vi sta intorno - qualora vi ritrovaste a cantarla per sei settimane consecutive.
Salgo sul treno con la musica nelle orecchie, canticchiando allegramente e saltellando qua e là. Mi siedo e, approfittando del vagone completamente vuoto, improvviso un concerto dal vivo con tanto di cellulare come microfono e borsetta come batteria.
All'improvviso con la coda dell'occhio scorgo un'ombra alle mie spalle. Impiego qualche secondo per realizzare che si tratta di un essere umano e qualche altro secondo per accorgermi che l'essere umano in questione si è unito alla mia stupefacente performance canora.
Rendendosi conto che non sto più cantando, l'individuo si ricompone velocemente, si sistema la giacca, si schiarisce la voce e punta nella mia direzione.
Rivolgendomi un'occhiata a metà tra l'imbarazzo e la complicità bisbiglia con voce quasi inaudibile:
Salgo sul treno con la musica nelle orecchie, canticchiando allegramente e saltellando qua e là. Mi siedo e, approfittando del vagone completamente vuoto, improvviso un concerto dal vivo con tanto di cellulare come microfono e borsetta come batteria.
I wanna make you happyyyyyyyyyy
I wanna make you feel aliveeeeeee
All'improvviso con la coda dell'occhio scorgo un'ombra alle mie spalle. Impiego qualche secondo per realizzare che si tratta di un essere umano e qualche altro secondo per accorgermi che l'essere umano in questione si è unito alla mia stupefacente performance canora.
Rendendosi conto che non sto più cantando, l'individuo si ricompone velocemente, si sistema la giacca, si schiarisce la voce e punta nella mia direzione.
Rivolgendomi un'occhiata a metà tra l'imbarazzo e la complicità bisbiglia con voce quasi inaudibile:
"Biglietto, prego."
Categories
Dialoghi,
Sconosciuti
mercoledì 8 febbraio 2012
The magic number
Con un'amica al bar.

Lei: Com'è andato il sabato sera?
Io: E' stato... Interessante. Ho perso il treno per tornare a casa, sono stata abbandonata in un bar dall'amica che mi doveva ospitare e ci è mancato pochissimo che mi ritrovassi a dormire sotto un ponte.
Lei: E come hai fatto a cavartela?
Io: Ho fatto amicizia con un ragazzo...
Lei: Oddio! Non ti sarai mica fermata a dormire da UNO SCONOSCIUTO?
Io: Certo che no. Dopo che ho fatto amicizia con lui, mi ha presentato l'intera squadra di cui fa parte! Erano in nove.
Interviene a questo punto una che passava di lì per caso.
Ignota: Scusa, che cos'hai fatto con una squadra di sconosciuti?
Io (piuttosto in imbarazzo): Mi hanno offerto da bere un bicchierino di vodka alla menta per ciascuno.
Ignota: Quindi nove short drinks. Ok, e poi?
Io: Beh e poi abbiamo ballato moltissimo, con tutti e nove.
Ignota: Ah-ha... E te li sei portati a letto tutti e nove?
Io: Assolutamente no!
Ignota: Wow. Posso avere i loro numeri di telefono, per piacere? E magari anche il tuo, che ne dici?
Io: Certo, naturalmente, ma... Tu chi sei?!

Lei: Com'è andato il sabato sera?
Io: E' stato... Interessante. Ho perso il treno per tornare a casa, sono stata abbandonata in un bar dall'amica che mi doveva ospitare e ci è mancato pochissimo che mi ritrovassi a dormire sotto un ponte.
Lei: E come hai fatto a cavartela?
Io: Ho fatto amicizia con un ragazzo...
Lei: Oddio! Non ti sarai mica fermata a dormire da UNO SCONOSCIUTO?
Io: Certo che no. Dopo che ho fatto amicizia con lui, mi ha presentato l'intera squadra di cui fa parte! Erano in nove.
Interviene a questo punto una che passava di lì per caso.
Ignota: Scusa, che cos'hai fatto con una squadra di sconosciuti?
Io (piuttosto in imbarazzo): Mi hanno offerto da bere un bicchierino di vodka alla menta per ciascuno.
Ignota: Quindi nove short drinks. Ok, e poi?
Io: Beh e poi abbiamo ballato moltissimo, con tutti e nove.
Ignota: Ah-ha... E te li sei portati a letto tutti e nove?
Io: Assolutamente no!
Ignota: Wow. Posso avere i loro numeri di telefono, per piacere? E magari anche il tuo, che ne dici?
Io: Certo, naturalmente, ma... Tu chi sei?!
Categories
Dialoghi,
Sconosciuti,
Viva la noche
domenica 5 febbraio 2012
Disaster date
Lui è il classico errore alcolico. Il genere di ragazzo che non degneresti di uno sguardo senza prima aver tracannato qualche bicchierino di vodka.
Il secondo grosso errore alcolico è stato lasciargli il mio numero di telefono.
Da giorni mi ritrovo una decina di chiamate perse ogni volta che do un'occhiata al cellulare. Gli SMS diluviano. Facebook, MSN, Twitter, YouTube, YouPorn. Ogni mezzo è buono per cercare di contattarmi.
Non si lascia scoraggiare dalle mancate risposte, dal tono seccato con cui gli parlo al telefono, dalle migliaia di scuse (palesi) che tento di improvvisare quando mi chiede di uscire. E' tutto inutile, non si arrende.
Il mio spirito caritatevole - accidenti a lui! - mi impone di dargli almeno una chance. In fondo l'aspetto non è tutto e spesso le prime impressioni ingannano.
... Magari non è così terribile come sembra.
Sono a letto con l'influenza quando mi chiama (ancora) per chiedermi di uscire. Provo a spiegargli che sarebbe meglio rimandare a un altro giorno, ma questa volta è irremovibile, perciò alla fine cedo e ci accordiamo su dove e quando trovarci.
Decidiamo di fare un salto alla miglior gelateria dei dintorni, che dista qualche chilometro da casa mia.
Passa a prendermi in macchina e, per fare colpo, fa il galletto con la sua guida spericolata.
Io non so come dirglielo, ma... Soffro di mal d'auto.
Per fortuna siamo quasi arrivati e conto i pochi metri che mi separano dalla salvezza.
Un secondo! Perché non si è fermato? Sta andando avanti. Non capisco.
Parcheggia dalla parte opposta della città e, con gli occhietti a cuoricino, mormora "Ti va se facciamo una passeggiata?". Il mondo intorno a noi è freddo, il termometro dall'altro lato della strada segna -5°. Apro la portiera e sento il gelo che cala fin dentro nelle ossa. Che idea romantica.
Camminiamo per una mezz'oretta. Lui prova a intavolare un discorso. Io mi limito a grugnire intirizzita.
Arriviamo finalmente in gelateria. Dialogo:
- Domenica potresti venire con me dai miei genitori. Sono simpatici, ti piaceranno.
- No.
- Sai, sono proprio contento. Adesso che ci frequentiamo posso finalmente fare le cose che mi piacciono davvero. Ad esempio potremmo passare il sabato sera a casa, a guardarci un film, senza bisogno di uscire.
Ricordate il primo post che ho scritto su questo blog? Io non posso vivere senza vita sociale! A questo punto iniziavo già a odiarlo.
- Ma dimmi un po', cosa pensi di me? Forse mi sono sbilanciato troppo? E' che mi piaci davvero tanto. E' per questo che ti ho baciata, l'altra sera. Insomma... Non bacio le ragazze per sport, come i ragazzini, per me il bacio ha un significato vero. E quando bacio una ragazza, poi mi ci affeziono.
Sì, lo ripeto ancora, sono stronza. Sono scoppiata a ridere.
Niente paura, sono riuscita a camuffare la cosa e credo che lui non se ne sia accorto.
Sorseggio la mia cioccolata (eh, dopo la romantica passeggiata non me la sono sentita di prendere il gelato) in silenzio per il resto del tempo e poi gli chiedo di riaccompagnarmi a casa.
Lui fa il bulletto alla guida anche al ritorno e la cioccolata dentro di me manifesta la sua disapprovazione.
Ferma la macchina sotto casa mia. Sono verde e sto per vomitare.
- Ci rivediamo domani?
- No!
Il secondo grosso errore alcolico è stato lasciargli il mio numero di telefono.
Da giorni mi ritrovo una decina di chiamate perse ogni volta che do un'occhiata al cellulare. Gli SMS diluviano. Facebook, MSN, Twitter, YouTube, YouPorn. Ogni mezzo è buono per cercare di contattarmi.
Non si lascia scoraggiare dalle mancate risposte, dal tono seccato con cui gli parlo al telefono, dalle migliaia di scuse (palesi) che tento di improvvisare quando mi chiede di uscire. E' tutto inutile, non si arrende.
Il mio spirito caritatevole - accidenti a lui! - mi impone di dargli almeno una chance. In fondo l'aspetto non è tutto e spesso le prime impressioni ingannano.
... Magari non è così terribile come sembra.
Sono a letto con l'influenza quando mi chiama (ancora) per chiedermi di uscire. Provo a spiegargli che sarebbe meglio rimandare a un altro giorno, ma questa volta è irremovibile, perciò alla fine cedo e ci accordiamo su dove e quando trovarci.
Decidiamo di fare un salto alla miglior gelateria dei dintorni, che dista qualche chilometro da casa mia.
Passa a prendermi in macchina e, per fare colpo, fa il galletto con la sua guida spericolata.
Io non so come dirglielo, ma... Soffro di mal d'auto.
Per fortuna siamo quasi arrivati e conto i pochi metri che mi separano dalla salvezza.
Un secondo! Perché non si è fermato? Sta andando avanti. Non capisco.
Parcheggia dalla parte opposta della città e, con gli occhietti a cuoricino, mormora "Ti va se facciamo una passeggiata?". Il mondo intorno a noi è freddo, il termometro dall'altro lato della strada segna -5°. Apro la portiera e sento il gelo che cala fin dentro nelle ossa. Che idea romantica.
Camminiamo per una mezz'oretta. Lui prova a intavolare un discorso. Io mi limito a grugnire intirizzita.
Arriviamo finalmente in gelateria. Dialogo:
- Domenica potresti venire con me dai miei genitori. Sono simpatici, ti piaceranno.
- No.
- Sai, sono proprio contento. Adesso che ci frequentiamo posso finalmente fare le cose che mi piacciono davvero. Ad esempio potremmo passare il sabato sera a casa, a guardarci un film, senza bisogno di uscire.
Ricordate il primo post che ho scritto su questo blog? Io non posso vivere senza vita sociale! A questo punto iniziavo già a odiarlo.
- Ma dimmi un po', cosa pensi di me? Forse mi sono sbilanciato troppo? E' che mi piaci davvero tanto. E' per questo che ti ho baciata, l'altra sera. Insomma... Non bacio le ragazze per sport, come i ragazzini, per me il bacio ha un significato vero. E quando bacio una ragazza, poi mi ci affeziono.
Sì, lo ripeto ancora, sono stronza. Sono scoppiata a ridere.
Niente paura, sono riuscita a camuffare la cosa e credo che lui non se ne sia accorto.
Sorseggio la mia cioccolata (eh, dopo la romantica passeggiata non me la sono sentita di prendere il gelato) in silenzio per il resto del tempo e poi gli chiedo di riaccompagnarmi a casa.
Lui fa il bulletto alla guida anche al ritorno e la cioccolata dentro di me manifesta la sua disapprovazione.
Ferma la macchina sotto casa mia. Sono verde e sto per vomitare.
- Ci rivediamo domani?
- No!
Categories
Dialoghi,
Sconosciuti
venerdì 3 febbraio 2012
Ironia della sorte
La giornata è stata un disastro fino a adesso. Io e il Cinico abbiamo girato da una parte all'altra del trentino, prendendo clandestinamente treni, autobus e qualunque mezzo di trasporto siamo riusciti a recuperare, nella speranza di mettere insieme un programma decente per la serata. Ma ora... È giunto il momento di far sì che tutte quelle corse siano valse la pena.
Non sono ubriaca, ma mi sento inebriata ed euforica. Invincibile. Ballo da sola, fregandomene del resto del mondo. Non sento e non vedo nulla: siamo solo io e la musica.
Sono talmente persa nel mio mondo che non mi accorgo nemmeno di essere circondata da un gruppo di ragazzi finché il Cinico non me lo sussurra all'orecchio. Mi guardo intorno per la prima volta: vicino a me ci sono 3 ragazzi.
Lo so, sono stronza... Ma per il resto della serata mi sono divertita a sedurne uno, a turno, e quando la situazione iniziava a farsi pericolosa e rischiava di sfuggirmi di mano, scappavo passando al prossimo.
Il Puma, che era uno di questi tre, quando ha capito che gioco stavo facendo, ha lasciato perdere ogni tentativo di approccio nei miei confronti e si è concentrato su un'altra preda, una ragazza dai capelli rossi piuttosto carina. Perciò ho smesso di giocare e sono tornata a ballare da sola nel mio angolino, senza curarmi degli altri.
Sono risorta solo quando ho sentito qualcuno che mi afferrava la mano, mi trascinava in un angolo e mi baciava sulle labbra.
Ero confusa e ci ho messo molto a capire di chi si trattasse. E' stato chiaro solo quando mi sono staccata un secondo e ho colto la rabbia negli occhi del Puma: era la sua preda.
Non sono ubriaca, ma mi sento inebriata ed euforica. Invincibile. Ballo da sola, fregandomene del resto del mondo. Non sento e non vedo nulla: siamo solo io e la musica.
Sono talmente persa nel mio mondo che non mi accorgo nemmeno di essere circondata da un gruppo di ragazzi finché il Cinico non me lo sussurra all'orecchio. Mi guardo intorno per la prima volta: vicino a me ci sono 3 ragazzi.
Lo so, sono stronza... Ma per il resto della serata mi sono divertita a sedurne uno, a turno, e quando la situazione iniziava a farsi pericolosa e rischiava di sfuggirmi di mano, scappavo passando al prossimo.
Il Puma, che era uno di questi tre, quando ha capito che gioco stavo facendo, ha lasciato perdere ogni tentativo di approccio nei miei confronti e si è concentrato su un'altra preda, una ragazza dai capelli rossi piuttosto carina. Perciò ho smesso di giocare e sono tornata a ballare da sola nel mio angolino, senza curarmi degli altri.
Sono risorta solo quando ho sentito qualcuno che mi afferrava la mano, mi trascinava in un angolo e mi baciava sulle labbra.
Ero confusa e ci ho messo molto a capire di chi si trattasse. E' stato chiaro solo quando mi sono staccata un secondo e ho colto la rabbia negli occhi del Puma: era la sua preda.
Categories
Puma,
Sconosciuti,
Viva la noche
lunedì 30 gennaio 2012
Nicotina
Io non sono una vera fumatrice. Non tengo un pacchetto di sigarette nella borsa e molto spesso non ho nemmeno l'accendino. Sono proprio un disastro.
Ma dopo tre giorni senza fumare, chiusa in casa per più di 24 ore, davanti a una fotografia del mio ex... Ecco, non posso resistere al richiamo della nicotina. L'unico problema è, per l'appunto, che non ho un pacchetto ed è domenica sera, il che vuol dire che sono chiusi tutti i tabaccai nel raggio di chilometri (ad eccezione di quello in cui lavora il mio ex, of course!).
Pensare di usare il distributore automatico, da queste parti, vuol dire - come direbbe Google - che vi sentite davvero fortunati.
C'è solo una soluzione: trovare qualcuno a cui chiederla.
Scrivo a tutti i numeri della mia rubrica, ma la risposta è sempre inesorabilmente la stessa, "mi dispiace, ma domani devo alzarmi presto, perciò ora vado a letto".
Inizio a farmi prendere dalla disperazione e oramai sono tentata di fumarmi le gambe delle sedie per placare i nervi, quand'ecco...
Lui. Un povero sconosciuto, mai visto prima. Amico di un amico, mi ha aggiunta su facebook per pura curiosità.
Gli apro una chat con fare da cocainomane in crisi di astinenza.
Ciao! Hai una sigaretta? Eh? Ce l'hai? Ti prego, dimmi di sì! Dove abiti? A 20km di distanza? C'è un unico treno che passa tra 7 minuti e quello per tornare è 20 minuti dopo? Beh, perfetto! Allora arrivo da te al volo!
Fossi stata in lui, non avrei mai accettato di vedere una pazza psicopatica in simili circostanze. Ma d'altronde non gli ho nemmeno lasciato il tempo per ribattere.
Sapevo che non avrei mai potuto farcela fino al treno contando solo sulle mie gambe, perciò ho trascinato mio padre recalcitrante fino alla macchina, in pigiama, per farmi accompagnare in stazione.
Una volta giunta a destinazione, ho assalito il poveretto, finendo in un solo tiro le sue ultime due sigarette (sì, tutt'e due insieme, probabilmente), dopo di che l'ho costretto a girare con me per tutta la città in cerca di un distributore funzionante.
Distributore n°1: La macchinetta lampeggia, emettendo suoni futuristici assai poco promettenti. Proseguo impavida e inserisco la tessera sanitaria. La macchinetta smette di lampeggiare e di emettere suoni futuristici... E non ritorna mai più.
Distributore n°2: Questa macchinetta sembra molto più sobria. Non lampeggia e se ne sta zitta e buona al suo posto. Inserisco la tessera sanitaria. Per tutta risposta, sputa la scritta "Prego, inserire tessera". Estraggo la tessera ed essa protesta nuovamente "Prego, inserire tessera". Provo a rimetterla dentro dall'altro lato. "Prego, inserire tessera". Picchio la macchinetta in presa alla furia. "Prego, inserire tessera". Me ne vado scalciando.
"Prego, inserire tessera".
Distributore n°3: Inserisco la tessera che, miracolosamente, viene riconosciuta subito, immetto dunque i soldi, seleziono le sigarette e mi godo stupefatta lo spettacolo delle sigarette che cadono come pioggia insieme al resto dei soldi. Lui, il poveretto che mi ha accompagnata, si avvicina a sua volta e prova a fare altrettanto, ma questa macchinetta non riconosce la sua tessera. Gli passo dunque la mia, che chissà come mai funziona perfettamente.
Facciamo per allontanarci quando veniamo raggiunti da una signora in bicicletta, col fiatone.
Scusate, ragazzi, ma la mia tessera non funziona. Ho provato in tutti i distributori qua intorno e proprio non va. Mi prestereste la vostra?
Non posso fare a meno di provare un moto di compassione e introduco nuovamente la benedetta tessera. "Tessera non valida". Per cinque volte. Lui prova con la sua, che questa volta invece è riconosciuta. La signora ci ringrazia animatamente, paga con una banconota da 10 euro, vede spuntare le sigarette... E osserva il suo resto risucchiato nel vortice oscuro dei distributori.
Io e lui scappiamo prima che il distributore possa combinare altri danni.
Fumo l'ultima sigaretta, salgo sul treno e torno a casa soddisfatta.
Ma dopo tre giorni senza fumare, chiusa in casa per più di 24 ore, davanti a una fotografia del mio ex... Ecco, non posso resistere al richiamo della nicotina. L'unico problema è, per l'appunto, che non ho un pacchetto ed è domenica sera, il che vuol dire che sono chiusi tutti i tabaccai nel raggio di chilometri (ad eccezione di quello in cui lavora il mio ex, of course!).
Pensare di usare il distributore automatico, da queste parti, vuol dire - come direbbe Google - che vi sentite davvero fortunati.
C'è solo una soluzione: trovare qualcuno a cui chiederla.
Scrivo a tutti i numeri della mia rubrica, ma la risposta è sempre inesorabilmente la stessa, "mi dispiace, ma domani devo alzarmi presto, perciò ora vado a letto".
Inizio a farmi prendere dalla disperazione e oramai sono tentata di fumarmi le gambe delle sedie per placare i nervi, quand'ecco...
Lui. Un povero sconosciuto, mai visto prima. Amico di un amico, mi ha aggiunta su facebook per pura curiosità.
Gli apro una chat con fare da cocainomane in crisi di astinenza.
Ciao! Hai una sigaretta? Eh? Ce l'hai? Ti prego, dimmi di sì! Dove abiti? A 20km di distanza? C'è un unico treno che passa tra 7 minuti e quello per tornare è 20 minuti dopo? Beh, perfetto! Allora arrivo da te al volo!
Fossi stata in lui, non avrei mai accettato di vedere una pazza psicopatica in simili circostanze. Ma d'altronde non gli ho nemmeno lasciato il tempo per ribattere.
Sapevo che non avrei mai potuto farcela fino al treno contando solo sulle mie gambe, perciò ho trascinato mio padre recalcitrante fino alla macchina, in pigiama, per farmi accompagnare in stazione.
Una volta giunta a destinazione, ho assalito il poveretto, finendo in un solo tiro le sue ultime due sigarette (sì, tutt'e due insieme, probabilmente), dopo di che l'ho costretto a girare con me per tutta la città in cerca di un distributore funzionante.
Distributore n°1: La macchinetta lampeggia, emettendo suoni futuristici assai poco promettenti. Proseguo impavida e inserisco la tessera sanitaria. La macchinetta smette di lampeggiare e di emettere suoni futuristici... E non ritorna mai più.
Distributore n°2: Questa macchinetta sembra molto più sobria. Non lampeggia e se ne sta zitta e buona al suo posto. Inserisco la tessera sanitaria. Per tutta risposta, sputa la scritta "Prego, inserire tessera". Estraggo la tessera ed essa protesta nuovamente "Prego, inserire tessera". Provo a rimetterla dentro dall'altro lato. "Prego, inserire tessera". Picchio la macchinetta in presa alla furia. "Prego, inserire tessera". Me ne vado scalciando.
"Prego, inserire tessera".
Distributore n°3: Inserisco la tessera che, miracolosamente, viene riconosciuta subito, immetto dunque i soldi, seleziono le sigarette e mi godo stupefatta lo spettacolo delle sigarette che cadono come pioggia insieme al resto dei soldi. Lui, il poveretto che mi ha accompagnata, si avvicina a sua volta e prova a fare altrettanto, ma questa macchinetta non riconosce la sua tessera. Gli passo dunque la mia, che chissà come mai funziona perfettamente.
Facciamo per allontanarci quando veniamo raggiunti da una signora in bicicletta, col fiatone.
Scusate, ragazzi, ma la mia tessera non funziona. Ho provato in tutti i distributori qua intorno e proprio non va. Mi prestereste la vostra?
Non posso fare a meno di provare un moto di compassione e introduco nuovamente la benedetta tessera. "Tessera non valida". Per cinque volte. Lui prova con la sua, che questa volta invece è riconosciuta. La signora ci ringrazia animatamente, paga con una banconota da 10 euro, vede spuntare le sigarette... E osserva il suo resto risucchiato nel vortice oscuro dei distributori.
Io e lui scappiamo prima che il distributore possa combinare altri danni.
Fumo l'ultima sigaretta, salgo sul treno e torno a casa soddisfatta.
Categories
Sconosciuti,
Vizi
Iscriviti a:
Post (Atom)




