venerdì 9 gennaio 2015

Innocenza

Pubblicato da Psy alle 23:58 1 commenti
La serata inizia in maniera innocua: cena, due chiacchiere in compagnia, qualche bicchiere di vino. Nulla che non abbia già visto e apprezzato in passato.
Si parla di banalità; di capodanno, di chi ha rimorchiato chi o che cosa, di nuove coppie e nuovi amori.
Non realizzo nemmeno quando inizia a prendere una piega sinistra, virando lentamente verso un delirio alcolico che sarà la mia ineluttabile fine. D'un tratto, una bottiglia particolarmente pregiata sul tavolo e le mistiche parole che segnano la fine di ogni dignità...

Facciamo un gioco?

Basta un sì e la fine ha subito inizio.
Il giochi recita Io non ho mai... e sembra così innocente, mentre dichiaro senza pudore di non essere mai andata in bicicletta.
Io non ho mai... e nessuno si smuove mentre, con assoluta naturalezza, parli di tradimenti, di inganni, di baci rubati.
Io non ho mai... e non è più un gioco mentre mi punzecchi con le solite banalità, ma sapendo esattamente dove colpire.
Io non ho mai... e mentre scopro pezzi di me stessa, tu ridi e provochi e ridi ancora.
Io non ho mai... E, senza accorgermene, ti ho svelato la mia vita.

martedì 6 gennaio 2015

Il muggese

Pubblicato da Psy alle 22:14 2 commenti

Avvertenza preliminare: questo post non ha un senso.

La nostra amicizia si è evoluta e ha preso la forma di una fattoria.
Certo, perché parlare, come banalissimi esseri umani dotati di parola, se possiamo dialogare emettendo suoni molesti di vario genere?

Stiamo chiaramente impazzendo.

venerdì 21 novembre 2014

I frutti della noia

Pubblicato da Psy alle 15:33 3 commenti
Durante una conferenza tenuta all'alba, mi perdo in fantasticherie e la penna prende vita propria:


Passeggiava solitaria senza meta, con un unico pensiero persistente: caffè.
Non era il pensiero più elevato che la sua mente raffinata avesse mai prodotto, ma poteva dire in sua difesa che era, solitamente, la chiave che conduceva alla produzione di idee eccelse. Come quella volta che, mentre girava alla ricerca dell'amata bevanda, ebbe l'intuizione di creare una macchinetta che inghiottisse denaro e ne erogasse in cambio caffeina in bicchieri di plastica.
No, un attimo, quello era solo un altro delirio frutto dell'astinenza prolungata.
Maledetta dipendenza che le annebbiava il pensiero e le impediva di trovare se stessa in quel mare di desiderio impellente.
Aveva la percezione, in questo caotico stato di cose, di non possedere più un corpo, degli arti, di aver perso cognizione di se stessa, di non essere più.
Non ricordava nemmeno il momento del risveglio, come se non fosse mai esistito altro che quel tempo, quel momento, quell'istante, quell'assenza di caffè.
Si fermò un istante: dov'era? Com'era arrivata fin lì? Non rammentava la sua vita pregressa.
Iniziava e finiva tutto in quella voglia insoddisfatta.
Rimase immobile, cercando di trovare risposta a domande che non riusciva a formulare senza prima aver coperto questo bisogno micidiale.
All'improvviso, un pensiero fece breccia nella nebbia: il suo corpo, dov'era?
Si guardò. E per la prima volta in quella lunga giornata (era davvero solo un giorno?) si accorse, semplicemente, di non essere più.
Il suo corpo giaceva a terra in una posa innaturale e reggeva ancora tra le dita il bicchiere di caffè, il cui contenuto, mai toccato, si era rovesciato scivolandole tra i capelli.
Finalmente capì.
Dunque era questo l'inferno: essere condannati per sempre alla ricerca, mai conclusa, di un bicchiere di caffè.

giovedì 20 novembre 2014

La revolución

Pubblicato da Psy alle 01:21 0 commenti
Non è stato un passaggio immediato realizzare di essere la patata finita per sbaglio in una zuppa di piselli. Non che mi sia mai pesato; al contrario, adoro non dover trascorrere le mie serate a parlare di assorbenti con le ali e a rimetterci lo smalto sulle unghie che non ho o qualunque altra cosa facciano solitamente le ragazze quando sono da sole. Nonostante ciò, devo ammettere che a volte un po' mi manca poter parlare di come sarebbe bello avere un fidanzato o delle 50 sfumature di grigio che può assumere il mio stato d'animo nelle giornate piovose, cose che i ragazzi stentano a comprendere fino in fondo.
Casualità volle che, nel mare di würstel surgelati in cui navigo, si ritrovassero altre 3 fanciulle cadute nella mia stessa bizzarra situazione.
E' stato un caso: un giorno, guardandoci, ci siamo accorte di avere tutte quante la farfallina al posto del pistolino... E abbiamo deciso di rivendicarla!
Sì, siamo ragazze, nonostante le apparenze e ne andiamo fierissime.
Ok, forse ragazze è un parolone.
Abbiamo più tette degli altri maschietti, che ne dite? Può andare come definizione?

Non soddisfatte di queste rivoluzionarie scoperte, abbiamo deciso di informare il resto del mondo e di ribellarci al dominio maschile organizzando cene e raduni solo per esseri femminei come noi.

Ragazze, esseri di sesso femminile, quelle strane creature con le tette e la bagigia.

Sono ridondante? Evidentemente non abbastanza.
A ogni cena ci ritroviamo un mucchio di giovani virgulti che tentano con ogni modo di infiltrarsi.
Si introducono clandestinamente dalle finestre, si calano con l'elicottero sul balcone, tentano la via del super push-up di Intimissimi.

Signori, una volta per tutte... La revolución è solo per

DONNE!!!!!!!

mercoledì 27 agosto 2014

Il Giovane Werther

Pubblicato da Psy alle 03:42 0 commenti
Antefatto, ove un nobile gentiluomo diventa un animale selvaggio.

Il Gorghenfest è uno degli appuntamenti imperdibili annuali; ovvero una delle 275 feste a cui ritengo di non poter assolutamente mancare senza che la mia vita sociale ne risenta in modo catastrofico. Tuttavia, la presenza di una particolare attrattiva incrementa il suo tasso di interesse del 200% rispetto ad altri eventi analoghi: la partecipazione (quasi) certa, ogni anno, del Giovane Werther.

Il baldo giovine in questione è una delle persone più intelligenti che conosca... Almeno da sobrio.
Wikipedia impallidisce innanzi alla sua accuratezza storica e l'Accademia della Crusca si inchina alla forbitezza del suo linguaggio. A noi comuni mortali non resta che pendere dalle sue labbra (dizionario alla mano) e cercare di coglierne la saggezza.

Cotanta raffinatezza di pensiero può diventare un fardello difficile da sopportare per un fanciullo sensibile come il Giovane Werther, che si vede dunque costretto ad annaffiare periodicamente i suoi neuroni con vino di pessima qualità per poter sostenere una conversazione paritaria e normale con i suoi coetanei. Quest'azione benefica nei confronti del genere umano non viene certo lasciata al caso, ma è frutto di meticolosi studi che hanno portato a deduzioni su quale sia il miglior rapporto gradazione alcolica/prezzo, disinibizione/possibili danni permanenti, ecc.
Purtroppo, per quanto questi studi possano essere basati su solide basi scientifiche e per quanto il giovanotto in questione sia uno spirito brillante, i risultati di tali esperimenti non sono sempre quelli sperati.

Fu così che, durante la festa in questione, il Giovane Werther divenne a un tratto il Giovane Hyde.

La tragedia, ovvero come una gentil fanciulla abbia a pentirsi delle proprie fantasticherie

Con movenze scimmiesche si strappa di dosso i vestiti e si getta sulla folla di poganti, scaraventando in aria virilissimi corpi metallari come fossero piume, mentre un inarrestabile fiume di sudore si lancia in picchiata dalla sua fronte abbattendo tutto ciò che gli sta intorno.

Camuffata tra la folla, seguo lo spettacolo con interesse, fantasticando su quei pettorali vigorosi che fanno bella mostra di sé sotto ciò che rimane della sua maglietta. Persa nei miei pensieri, non realizzo di essere stata scoperta.

Mi sveglio di soprassalto quando un pollice opponibile attraversa la mia fronte dicendo «Simba» con tono mistico, mentre mi unge con quello che deduco essere il sudore rimasto sulla sua fronte. Mi accingo a parlare per manifestare la mia disapprovazione, ma il Giovane Hyde mi ha già afferrato per un braccio e mi trascina in mezzo al delirio.
Ogni tentativo di fuga viene sventato da quegli omoni che saltano e sudano e spingono e sudano ancora, facendomi rimbalzare come la pallina di un flipper.
Realizzando che il suo braccio accorre in mio soccorso ogni volta che un paio di anfibi numero 47 sta per sacrificare la mia testa al dio Metal, inizio a rilassarmi e a godermi quest'esperienza paranormale.
Poi, senza preavviso, mi accorgo che il Giovane Hyde non è più nei paraggi e di essere dunque in balia del destino.

Conclusione, in cui la protagonista è confusa

Terrorizzata, mi appallottolo sperando che la sorte abbia pietà di me e chiudo gli occhi per non vedere la fine che si avvicina.
All'improvviso mi sento più leggera e mi sembra di volare nell'aria: è successo, sono morta.
Apro lentamente gli occhi.

Davanti a me l'impeccabile Giovane Werther mi fissa attraverso il suo impeccabile monocolo con aria di impeccabile disapprovazione. Scuote lentamente la testa.

«No, no, no. Signorina, non Le hanno forse insegnato che è pericoloso per una pulzella tentar la via del pogo? Per piacere, stia attenta.»

Attonita e sbigottita, mi allontano senza emettere suono.
Sul mio cervello galleggia la scritta Con l'alcol ho chiuso.

lunedì 21 luglio 2014

Don Quijote

Pubblicato da Psy alle 05:45 0 commenti
Sono giorni che corro come un'anima in pena da una parte all'altra del giardino, collezionando fotografie di foglie sfocate e di puntini marroni.
Ne sono pienamente consapevole: sembro una pazza, pazza da legare.
La parte peggiore giunge quando, oltre a correre, mi incazzo pure. E di brutto!
Corro e poi urlo su tutte le furie, rivolta al mio acerrimo nemico, che naturalmente e' gia' scappato senza lasciare altra traccia del suo passaggio che quella maledetta foto sfocata.

Il giovane Ezio*, complice involontario di questa follia, manifesta la sua disapprovazione con silenziosi avvertimenti di memoria piena, ma incurante della sua frustrazione proseguo nella lotta contro i miei personalissimi mulini a vento.

Sono furbi, quei bastardi. Attendono in agguato fino a essere certi che Ezio non sia con me e allora escono allo scoperto, mettendosi in pose artistiche tra le foglie; della serie Rose che posa per DiCaprio ci fa 'na pippa.
La mia salute mentale peggiora a ogni secondo che passa, mentre all'urlo di "A squirrel!" mi arrampico sugli alberi fotografando pelosi puntini marroni, ormai troppo in alto per essere visibili attraverso l'obiettivo. E loro si burlano di me, arrivando a organizzare raduni familiari sul ramo vicino alla mia finestra e fissandomi, tutti e quattro insieme, attraverso il vetro opaco, prendendosi gioco di me con le loro graziose code svolazzanti.

Anche la mia pazienza ha un limite e oggi, ne sono assolutamente certa, daro' una svolta definitiva a questo viaggio, immortalando quel pezzo di furbizia marrone. E quale loco piu' ameno di un parco nazionale pieno di rangers (che bella parola, eh?) e natura indisturbata per riuscire in quest'impresa?

Lo inseguo.
Lui si ferma, mi guarda, scatta, arrampica.
Posso sentire i suoi pensieri. Crede davvero che lo inseguiro' fin lassu'.
Si sbaglia di grosso. Ormai ho capito il loro gioco.
Attendo pazientemente appostata dietro un cestino.
Un buco nell'angolo destro dello stesso mi lascia intendere che esso e' stato adibito a loro ristorante personale e che prima o poi vi faranno ritorno.

Noto un gruppo di turisti giapponesi che a quanto pare non hanno mai visto nessuno appostato dietro un cestino. Intuisco perche' gli scoiattoli possano sentirsi intimiditi dalle macchine fotografiche.
Oh, eccolo! E' entrato nel cestino.

Resto per quasi un'ora con la macchina puntata verso quel buco nel cestino.
E poi...



TADAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




*Ezio, ovvero Ezio Owl Kenobi, e' l'amore della mia vita: un HTC Desire 601 completo di cover rosa personalizzata con adesivo a forma di farfalla.

P.S. Scusate la mancanza di accenti. Stupida tastiera americana.
P.P.S. Stupidi scoiattoli.

venerdì 18 luglio 2014

Montagne russe

Pubblicato da Psy alle 04:23 0 commenti
Caro Tu,
sono state settimane impegnative, da quando sono partita. Non e' stato semplice, caricarsi nove dodicenni in spalla e salire su quell'aereo: ci e' voluto tutto il mio coraggio.
So che in quel momento una parte non precisamente piccola di te mi ha odiata... E mi odia ancora.
Come ho potuto abbandonarti e lasciarti solo, quando avevi bisogno di me?
Non passa giorno senza che tu me lo chieda e le mie proteste sul fatto che sono solo tre settimane e che tu hai sempre bisogno di me non valgono a nulla.
Caro Tu,
esisto anch'io. E la me stessa che e' qui, ora, in questo momento, odia questa maledetta tastiera americana senza accenti, ma ama follemente quei ragazzi e questa avventura.
Sono state settimane cosi' cariche di meraviglia, di cose belle e di momenti difficili e mi sto divertendo cosi' tanto e mi sento cosi' carica di responsabilita' e tutto questo parlare prima inglese, poi spagnolo e poi italiano, per non sbagliare, mi ha fatto dimenticare tutt'e tre le lingue.
Sono stanca e forse anche un po' stressata, ma la cosa che mi dispiace maggiormente di questo viaggio e che i momenti piu' belli sono stati quelli che non si possono fotografare e percio' di loro non rimarra' traccia che nella mia memoria.
Caro Tu,
mi manchi da morire.
Non vedo l'ora di tornare in Italia.




 

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