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martedì 6 gennaio 2015

Il muggese

Pubblicato da Psy alle 22:14 2 commenti

Avvertenza preliminare: questo post non ha un senso.

La nostra amicizia si è evoluta e ha preso la forma di una fattoria.
Certo, perché parlare, come banalissimi esseri umani dotati di parola, se possiamo dialogare emettendo suoni molesti di vario genere?

Stiamo chiaramente impazzendo.

lunedì 21 luglio 2014

Don Quijote

Pubblicato da Psy alle 05:45 0 commenti
Sono giorni che corro come un'anima in pena da una parte all'altra del giardino, collezionando fotografie di foglie sfocate e di puntini marroni.
Ne sono pienamente consapevole: sembro una pazza, pazza da legare.
La parte peggiore giunge quando, oltre a correre, mi incazzo pure. E di brutto!
Corro e poi urlo su tutte le furie, rivolta al mio acerrimo nemico, che naturalmente e' gia' scappato senza lasciare altra traccia del suo passaggio che quella maledetta foto sfocata.

Il giovane Ezio*, complice involontario di questa follia, manifesta la sua disapprovazione con silenziosi avvertimenti di memoria piena, ma incurante della sua frustrazione proseguo nella lotta contro i miei personalissimi mulini a vento.

Sono furbi, quei bastardi. Attendono in agguato fino a essere certi che Ezio non sia con me e allora escono allo scoperto, mettendosi in pose artistiche tra le foglie; della serie Rose che posa per DiCaprio ci fa 'na pippa.
La mia salute mentale peggiora a ogni secondo che passa, mentre all'urlo di "A squirrel!" mi arrampico sugli alberi fotografando pelosi puntini marroni, ormai troppo in alto per essere visibili attraverso l'obiettivo. E loro si burlano di me, arrivando a organizzare raduni familiari sul ramo vicino alla mia finestra e fissandomi, tutti e quattro insieme, attraverso il vetro opaco, prendendosi gioco di me con le loro graziose code svolazzanti.

Anche la mia pazienza ha un limite e oggi, ne sono assolutamente certa, daro' una svolta definitiva a questo viaggio, immortalando quel pezzo di furbizia marrone. E quale loco piu' ameno di un parco nazionale pieno di rangers (che bella parola, eh?) e natura indisturbata per riuscire in quest'impresa?

Lo inseguo.
Lui si ferma, mi guarda, scatta, arrampica.
Posso sentire i suoi pensieri. Crede davvero che lo inseguiro' fin lassu'.
Si sbaglia di grosso. Ormai ho capito il loro gioco.
Attendo pazientemente appostata dietro un cestino.
Un buco nell'angolo destro dello stesso mi lascia intendere che esso e' stato adibito a loro ristorante personale e che prima o poi vi faranno ritorno.

Noto un gruppo di turisti giapponesi che a quanto pare non hanno mai visto nessuno appostato dietro un cestino. Intuisco perche' gli scoiattoli possano sentirsi intimiditi dalle macchine fotografiche.
Oh, eccolo! E' entrato nel cestino.

Resto per quasi un'ora con la macchina puntata verso quel buco nel cestino.
E poi...



TADAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




*Ezio, ovvero Ezio Owl Kenobi, e' l'amore della mia vita: un HTC Desire 601 completo di cover rosa personalizzata con adesivo a forma di farfalla.

P.S. Scusate la mancanza di accenti. Stupida tastiera americana.
P.P.S. Stupidi scoiattoli.

giovedì 22 maggio 2014

Pregiudizi

Pubblicato da Psy alle 14:03 2 commenti
E' notte. Per le strade della città non si vede nemmeno un'anima e tutto tace.
Mi avvio a passo deciso, conscia di quale sia la mia meta: ho aspettato tutto il giorno solo questo momento.
Lo vedo all'orizzonte e allungo il passo.
Butto la borsa per terra con impazienza e, finalmente, mi accascio sulla mia panchina in mezzo al verde.
Odio gli spazi chiusi, per cui non ho sognato che questo istante sin dal mattino.
Faccio appena in tempo a degustare la piacevole sensazione dell'aria fresca e il silenzio notturno, quand'ecco comparire innanzi al mio sguardo un ragazzo dall'aria poco raccomandabile.
Carnagione scura, occhi neri. Vedo che mi fissa a lungo e temo che possa avvicinarsi.

Figurarsi se non dovevo beccare il solito disperato, penso tra me e me.

Il giovane si siede su una panchina poco distante, continuando a guardarmi. Facendo finta di nulla, estraggo il mio libro. La luce dei lampione è flebile, ma non intendo rinunciare a questo piacere quotidiano.
Trascorrono una decina di minuti e noto in lontananza un'altra figura poco distinta in avvicinamento. Sospetto che punti nella mia direzione e tiro un sospiro di sollievo nello scoprire che è diretto invece alla panchina su cui siede l'altro ragazzo.
Sono abbastanza vicini da sentirli emettere suoni che per le mie orecchie sembrano versi di tacchino e che presuppongo corrispondano a qualche lingua mediorientale.
Mi guardo intorno valutando la situazione.

Sono completamente sola, in un parco isolato ai confini del mondo, di notte. E se fossero terroristi? Stupratori? Trafficanti d'organi? Cercheranno sicuramente di vendermi come schiava e poi...

Lasciano la loro panchina e puntano verso di me, questa volta non ci sono dubbi.
Sento tendersi ogni muscolo del mio corpo.

E se corressi? Certo, con il mio fisico atletico da cinquantenne mi prenderebbero subito. Potrei urlare. Sì, urlerò. Ma non c'è nessuno nei paraggi, chi potrà mai sentirmi?

Mi salutano con la mano. Ricambio con un cenno della testa. Sembrano innocui.

Ho ben capito. Voi volete provarci! Mai una volta che una si possa sedere su una panchina a leggere un libro senza che voi vi riteniate in diritto di venire ad approcciarla con frasi di dubbio gusto e versi animaleschi, no?

Ora non sono più spaventata, sono infuriata e pronta a rispedirli nel loro paese d'origine, qualunque esso sia, a suon d'insulti.

Chi vi credete di essere? Questo è un paese libero e io leggo dove e quando mi pare!

Pronunciano, rivolti a me, una frase in un italiano stentato di cui non riesco a cogliere il significato. Visibilmente in imbarazzo, mi chiedono se parli inglese. Annuisco, l'espressione impassibile.
E' l'ultimo arrivato a parlare, con un inglese impeccabile e tono gentile.

- Scusaci, non vorremmo disturbarti, ma dato che sei qui tutta sola di notte e che potrebbe essere pericolo ci chiedevamo se ci fosse qualcosa che non va e se possiamo esserti d'aiuto. Magari possiamo chiamarti un taxi?

All'improvviso, tutto d'un tratto, mi sento una brutta persona.


 

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