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sabato 24 maggio 2014

Sogni liceali

Pubblicato da Psy alle 12:22 0 commenti
Agosto 2007, sabato

Ho finalmente trovato un fidanzato, Jacopo, il primo della mia vita. Sono così felice da trascorrere insieme a lui la totalità della mia giornata e sentire comunque che mi manca l'aria quando non c'è. Saltello per il mondo ricoperta da uno strato di gioia molesta: avere 18 anni ed essere in cima al mondo.
Questo fine settimana ci sarà una festa in montagna. Lui, purtroppo, non può venire con me, ma lo rivedrò il lunedì mattina. Avverto comunque la necessità di fare cose indicibili per rubare il suo numero di cellulare, perché chiederglielo era troppo mainstream.
Tra sostanze alcoliche di ogni genere e balli scatenati, conosco un ragazzo bellissimo. Ne sono talmente attratta che temo di sbavare, letteralmente, ai suoi piedi, cosa che lui non manca certo di notare.
Non ricordo come sia successo, se sia stato lui a venire da me o il contrario. Ricordo solo che a un certo punto ci ritrovammo a baciarci in modi decisamente vietati ai minori.
Ci metto solo un secondo a realizzare quello che sto facendo: sto tradendo Jacopo. Disperata, respingo il ragazzo appena conosciuto e mi allontano di corsa, in cerca di consolazione. Trovo la mia migliore amica avvinghiata a qualcuno che non ho mai visto prima e poco più in là, seduta tutta sola, la Capra, un'altra cara amica.
Passo oltre, fino ai boschi, ed estraggo il cellulare. Chiamo ripetutamente Jacopo, dicendogli cose che grazie al cielo non ricordo, in un mare di lacrime. Ad un certo punto mi arriva un suo messaggio in cui mi fa presente che lui dovrebbe dormire perché il mattino dopo lavora. Mi dirigo verso la festa a tutta la velocità che le mie giovani gambe consentono e salgo su un tavolo, dal quale urlo rivolta agli invitati "Ragazzi, abbassate le musica ché Jacopo deve dormire!". Un istante dopo, dormo anch'io, sotto il tavolo, senza capire bene il perché.
Mi sveglio, scoprendo con sommo stupore di essere ancora alla festa, e guardandomi intorno vedo un ragazzo dall'aria familiare. Si avvicina. Oh, ma certo, limonavamo fino a poco fa!
Lo prendo per mano e lo porto sulla panchina ove giace ancora la Capra, in solitudine e con aria triste. So di che cos'ha bisogno. Ordino all'ignoto di sedersi vicino a lei e con tutta la mia delicatezza alcolica faccio sbattere le loro teste una contro l'altra; meno di un secondo dopo le loro lingue si sono già incontrate.

Agosto 2007, domenica

Esco a gattoni dalla tenda, chiedendomi quale malefica divinità permetta che accadano queste cose.
I miei ricordi della sera prima si riducono a un ammasso disordinato di musica, luci e corpi ammassati, su cui non voglio indagare oltre.
Il mondo intorno gira vorticosamente. La mia testa. Nessuno osi parlarmi o potrei commettere qualche reato.
Uno sprovveduto mi si avvicina e mi saluta allegramente. Sto per imprecare e lo fisso per un lasso di tempo infinito, chiedendomi quando e dove l'abbia già visto. Mi ci vuole un bel po' (e uno sforzo creativo non indifferente) per ricollegarlo alle scene osé della sera prima. In quel momento, alle mie spalle, qualcuno accende lo stereo.


Maggio 2014, venerdì

Finalmente, il momento che aspettavo da 7 anni: i Matrioska dal vivo.

domenica 22 gennaio 2012

Odi et amo

Pubblicato da Psy alle 03:44 0 commenti

Io amo...
  • Tornare casa alle tre e cercare di fare piano per non svegliare i miei genitori.
  • Tornare a casa alle tre, ubriaca, cercando di fare piano per non svegliare i miei genitori... E scoprire la mattina dopo di aver svegliato non solo loro, ma tutto il vicinato.
  • Accorgermi di avere tantissima fame e ingurgitare barattoli interi di fagiolini borlotti.
  • Ripensare alla serata... E sentire ancora il suo sapore sulle labbra.
  • Trovare - cosa rara di questi tempi - un uomo che bacia davvero bene e crogiolarmi nelle sensazioni che mi trasmette.
Io odio...
  • Sapere che domani i miei genitori mi chiederanno con fare cospiratorio a che ora sono rientrata e se per caso fossi ubriaca, dato che ho fatto cadere un tavolo, un quadro appeso al muro, cinque giacche e un appendiabiti... E naturalmente io negherò anche di fronte all'evidenza e dirò che mi girava un po' la testa a causa del mal d'auto e che gli altri rumori non li ho fatti io, probabilmente erano i vicini.
  •   Ricordarmi all'improvviso di essere a dieta e pensare "Non ho mangiato per tutto il giorno... E poi rovino tutto per un cavolo di barattolo di fagiolini?! Non potevo trovare almeno qualcosa di più decente da mangiare?"
  • Cercare di fare mente locale e non ricordare altro di lui che il sapore delle sue labbra.
  • Trovare - cosa rara di questi tempi - un uomo che bacia davvero bene... E non riuscire a ricordare il suo nome.

giovedì 19 gennaio 2012

Amori impossibili

Pubblicato da Psy alle 22:13 2 commenti
Lui: Tu mi piaci.
Io: Mi fa piacere, però io... Cioè... Vedi...
Lui: Mi piaci sul serio. Lo so che ci siamo visti solo mezz'ora fa, ma se potessi uscirei di nuovo con te anche subito. Voglio frequentarti, conoscerti meglio.

Il mio imbarazzo inizia a diventare palpabile e, per trarmi d'impiccio, provo a citare un pezzo di una delle mie canzoni preferite.

Io: Conosci i Baustelle? La moda del lento? Ecco... "Sono un periodo strano. Fumo, bevo troppo e non mi va l'innamoramento umano".
Insomma, sto uscendo da poco da una storia. Mi fa piacere se ci vediamo ogni tanto, ma non credo che sia una buona idea quella di frequentarci, di conoscerci meglio.


Lui prova dapprima a convincermi che mi sto sbagliando e che potrei concedergli almeno il beneficio del dubbio. Poi diventa via via più stizzito, prima di dire la frase più incredibile, geniale, allucinante, eccezionale, supercalifragilistichespiralidosa che mi sia mai capitato di sentire.

Lui: Tanto io non potrei innamorarmi di te, perché... Sono innamorato della montagna.
 

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