domenica 1 dicembre 2013

Il gioco

Pubblicato da Psy a 20:44
Ci sono quattro porte: una bianca, una azzurra, una nera e una rossa. 

La prima porta ad attrarre la mia attenzione è quella azzurra. Il suo aspetto mi trasmette sicurezza e fiducia.
Appoggio la mano sulla maniglia e la apro senza esitazioni. Dietro di essa scopro un cielo azzurro che si stende all'infinito, costellato da nuvole candide che sembrano disegnate per conciliare il sonno e offrire un rifugio sicuro.
Allungo un piede in avanti, senza timore. Volo. La sensazione è meravigliosa, ma anche se vorrei restare lì per sempre decido di ritornare indietro per sbirciare i tesori nascosti dietro le altre porte.
Esco, ma la porta alle mi spalle resta aperta.

Mi avvicino quindi alla porta bianca e tento di aprirla, ma non cede ai miei sforzi. Provo ripetutamente finché ci riesco. Guardo al suo interno, ma non vedo nulla. Solo il vuoto e ne resto delusa. Richiudo la porta a malincuore e faccio un passo indietro, guardandola.

Passo a quella rossa. Dietro di essa trovo un buio cupo che mi avvolge, rischiarato solo dalle fiamme che riesco a intravedere svariati meglio al di sotto della porta, in un inferno per il quale non provo altro che l'insensato desiderio di buttarmi, con una carica di adrenalina, e lasciarmi travolgere dal fuoco.
Nonostante questo irrefrenabile impulso, resisto e non mi butto. La chiudo, spostando la mia attenzione verso la porta nera.



Noto che, a differenza delle altre, essa non è ancora a terra, ma sospesa nel vuoto e circondata solo dall'oscurità. Mi avvicino con apprensione e la apro lentamente. All'inizio fatico a distinguere le figure, poi noto che si tratta di una stanza nera, al cento della quale si stende un voluttuoso divano rosso di pelle, che parla di peccati capitali ai quali normalmente non saprei resistere. Sopra il divano, una bionda dallo sguardo languido e invitanti labbra color ciliegia si protende verso di me, permettendomi di accarezzare con lo sguardo il seno prosperoso scarsamente coperto dai pochi stracci di tessuto trasparente che la avvolgono.
Nonostante l'indiscutibile fascino di questa stanza, non provo altro che assoluta indifferenza. E anche se una parte di me vorrebbe entrare, chiudo la porta e me ne vado.

Torno di nuovo davanti alla porta bianca, che ho faticato così tanto ad aprire.
La richiudo. A chiave. Butto via la chiave, lontana da me. Mi allontano... E so che non tornerò più indietro.

2 commenti:

Baol on 7 dicembre 2013 18:33 ha detto...

Io avrei arredato la stanza bianca

Psy on 8 dicembre 2013 18:31 ha detto...

Purtroppo io non avevo una stanza da arredare, ma solo il vuoto assoluto. Ma tu che porta avresti aperto per prima? Resti nella prima stanza in cui entri o apri anche le altre porte? Se ci pensi su, poi ti spiego il significato del gioco, se non lo conosci già :)

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